giovedì 13 giugno 2013

Capitolo 3 Ebbrezza



Leggo.
Vado a caccia.
Sbadiglio.
Cristo!
Quando vivevo avrei voluto giornate lunghe quarantotto ore.  Non mi bastava mai il tempo per tutte le cose che avrei voluto fare.
Avere.
Conquistare.
Possedere.
Ora ho tutto il fottuto tempo che voglio.
E non so che farmene.

Sbadiglio. Ma ovviamente non per sonno.
Mi annoio.
Sono talmente frustrato e incazzato che mi strapperei le dita a morsi, come Schumann.
Schumann era un musicista.
Forse potrei…

-Dici che potrei?

Posso. Grazie. Almeno questo.
Mi dà sui nervi dover dipendere da Lui in tutto.
E ringraziarlo.
Lo guardo e penso che vorrei staccargli la testa.
Ma di che ti devo ringraziare?
Ho deciso che ti manderò affanculo invece, ogni volta che la mia buona educazione mi dirà nella mente che devo ringraziare.
Vaffanculo per il tuo permesso del cazzo di suonare il tuo pianoforte.
Vaffanculo per accompagnarmi e insegnarmi a cacciare.
Tanto mi viene istintivo, cosa devi insegnarmi, alla fine?
Vaffanculo per tenermi rinchiuso qua dentro, lontano dai guai.
Ma quali fottutissimi guai? Guai per gli altri.
Io guai non ne posso avere.
Niente può toccarmi. Niente può ferirmi. Niente può appassionarmi.
Sono disperato.
Un'eternità così?
In questa noia e mancanza assoluta di tutto?
Vaffanculo.

-Dici che non ti devo ringraziare? Ma infatti non lo faccio proprio, guarda. Grazie un cazzo.

-Certo che lo hai detto. Io ti ho sentito, sai?

-Come non hai parlato? Adesso ho anche le allucinazioni acustiche?

-Piantala di dire cazzate! Nessuno può leggere i pensieri di qualcun altro! Non esistono queste cose! Tu non esisti! Io non esisto!

Oddio. Forse sto solo impazzendo…
Scappo di sopra e mi chiudo in camera mia.
Chiudo gli occhi, questo almeno posso farlo. Non voglio sentire che mi parla, ma invece lo sento, anche da qui. Sento che sta continuando a parlarmi.
Smettila.
E' inutile che mi parli del tuo dispiacere. E perché dici che ti dispiace per lui?
Lui sono io!
Spalanco gli occhi di colpo, consapevole.
Sta davvero pensando. E io sento i suoi pensieri.
E' troppo da sopportare per me. Sono solo un ragazzo.
Cristo! Sono solo un adolescente! Un irresponsabile, immaturo adolescente del cazzo!
Non voglio essere un mostro dai poteri sovrannaturali.
Mi invade il desiderio, la voglia, l'irrefrenabile bisogno fisico di correre, scappare via da questa realtà.
Spalanco la finestra e guardo gli alberi intorno. L'aria fresca e le nuvole basse. La terra erbosa e distante. Vedo rocce lontane, ne scorgo la composizione dei materiali, come se tenessi un sasso nella mano.
Grido, con tutto il fiato che ho in corpo.
Un suono feroce, lungo, disperato. Disumano, come me.
Salto giù e atterro sulle gambe, le ginocchia piegate ad attutire il colpo, il busto chino in avanti, le mani sulle cosce.
Sento che Lui mi chiama.
Ma non ho la minima fottuta voglia di rispondergli.
Si è fabbricato un compagno, un figlio, un amico, non so cosa voleva che io fossi. Ma io non sono niente di tutto ciò. Io ero un ragazzo, felice. Amici, famiglia, compagni. Stavo bene.
Ora sono un mostro, niente amici, niente famiglia, niente compagni. Solo questo poveraccio come me. Sono certo di non essere contento.
Mi arrampico velocissimo sull'abete di fronte. Fino in cima.
Resto abbarbicato sulla punta, come un puntale natalizio del cazzo. Rido.
Avevo paura dell'altezza, di cadere. La fottuta paura ora non so più che cazzo sia.
Fico.
Fico un cazzo. Alzo il dito medio all'indirizzo della casa dove vivo, dove c'è Lui.
Tiè!

Il vento fa ondeggiare l'abete e mi culla. Mi piace. Mi rasserena. Come la mamma quando ero malato e veniva ad accarezzarmi i capelli.
Fingevo di dormire. Non volevo mostrare quanto piacere mi facessero quelle carezze.
Me ne facevano tanto, mamma.
Mi vengono le lacrime agli occhi e istintivamente mi tocco le palpebre con le dita.
Secco. Asciutto.
I fottuti mostri non si commuovono. Mai.
Grido di nuovo, più forte di prima.
Devo solo placare questa rabbia, questa frustrazione.
Quando mi capitava prima, mi facevo una bella sega, guardando i giornaletti porno che fregavo a mio cugino scemo.
Ero tutto rilassato dopo, e il sorriso mi si dipingeva sulla faccia.
Chissà se i mostri possono farsi le seghe? Dovrei chiederlo a Lui.
Piuttosto crepo. Sono incazzato con lui.
Non gli chiedo un fottuto cazzo.
E soprattutto non glielo chiedo gentilmente.

Salto sull'albero di fianco e mi aggrappo, lasciandomi scivolare dolcemente fino a metà.
Un movimento tra i cespugli, un bel po' più a nord di dove sono io, mi attrae.
Mi avvicino muovendomi tra i rami, spostandomi da un albero all'altro, cercando di essere cauto ma rapido.
Poi li vedo.
Sono bellissimi.
Il manto vellutato e nero, liscio, serico.
Uno, più piccolo, sbadiglia. L'altro, imponente e maestoso, sembra dormire, ma muove la coda.
Sono due puma.
Quello più piccolo si stiracchia, allunga le belle zampe e dà una graffiata a quello grosso, sul muso.
L'altro resta immobile.
Non è un colpo ostile, sembra più voglia di giocare, di stuzzicare.
Un'altra zampata.
Quello grosso gli sbatte la coda sulla schiena.
Il piccolo striscia fino a finirgli vicinissimo, muso contro muso.
Lo lecca.
Capisco di colpo.
Cazzo! E' una femmina! Lo sta eccitando!
Resto estasiato, divertito, curioso, a guardare la danza d'amore dei due felini.
Lei continua a leccargli il muso, a mordicchiargli il naso, a tirargli i baffi. Lui resta quasi immobile, se non per un basso ringhio che gli sale dalla gola e che sento distintamente dall'albero sopra di loro su cui mi trovo.
I pantaloni mi vanno più stretti di stamattina, e mi accorgo, un po' sconvolto, che la vista di questo puma femmina che stuzzica il maschio mi sta eccitando meglio dei giornaletti porno di mio cugino.
Sarà perché sono diventato un mostro?
Chissenefrega.
Ad un certo punto il maschio non ce la fa più, ringhia forte e salta sulle zampe, posizionandosi veloce e possessivo sulla schiena della femmina, e iniziando a penetrarla furiosamente.
Dura pochissimo. Poi le si distende sopra, rilassato. Sbadiglia, muove la coda a destra e a sinistra due o tre volte, poi si addormenta.

Sono eccitato come un mandrillo assatanato.
Tra le gambe ho una bestia che potrebbe fare invidia a quella del puma, nonostante abbia intravisto che non è affatto un grissino.
Libero i bottoni dei miei pantaloni dalle asole, uno ad uno.
Finché lo libero. Svetta roseo e speranzoso dalla stoffa.
Ciao amico.
Anche tu mi sembri cambiato dall'ultima volta.
Quando pisci sei sempre lo stesso, ma quando sei allegro, sei diverso.
Cresciuto. Più spesso, più teso, più lungo.
I mostri c'hanno il cazzo più grosso degli uomini.
Un altro punto a favore.
Ci sono momenti in cui un mostro può essere orgoglioso di esserlo. Questo è uno di quei momenti.
E se trovassi qualcuna a cui appoggiarlo dentro senza bermela… la soddisfazione sarebbe quadruplicata.

Sei proprio bello.
Papà è orgoglioso di te, cazzone.

Inizio ad accarezzarmelo, dapprima gentile. Lo stringo piano nella mano destra, passando il pollice sulla punta gonfia e lucida.
Con la sinistra accarezzo le palle, anch'esse più grandi, più tese. Belle rotonde.
Proprio due belle palle. Sono orgoglioso anche di voi.
Mi accorgo che il piacere che provo è perfino superiore a quello che provavo prima. Sono più eccitato, più sensibile, più carico.
Stringo di più, uccello e noci.
Il piacere è più forte.
Velocizzo il movimento e roteo gli occhi.
Le forze mi stanno abbandonando e mi viene da ridere. Se scivolo dall'albero casco col cazzo in mano sopra i due puma.
E' un'immagine ridicola.
Continuo a stringere tutte le dita intorno. Io ho la mano grande, le dita lunghe, riesco ad avvolgerlo bene, completamente. Una volta, mentre lo facevo, la mia mano sudava. Ora no, la mano non suda, non è calda, ma sento lo stesso un calore gradevolissimo diffondersi dall'interno.
Mi invade tutto. Lo sento nella testa, nella schiena, nel cazzo, ovunque.
Velocizzo ancora, guardando ipnotizzato la cappella apparire e scomparire dalla pelle ormai troppo corta per coprirla.
Sei proprio magnifico.
Se facessero delle mostre di bellezza per i cazzi forse potrei partecipare.
Ancora due passate più lente, lunghe, e ci sono.
Vengo con un grugnito rauco e bestiale.
Esplodo dall'interno, come un vulcano.
Spruzzo seme sui pantaloni, sulla mano, sui rami. Qualche schizzo mi arriva sulla fronte, qualche altro cade giù.
Colpisce i due puma, che aprono gli occhi e guardano su.
Penseranno che è iniziato a piovere.
Sì, piove sperma.
Rido forte, divertito e appagato, scuotendo la testa.
Mi sento di nuovo un ragazzo.

-Scusate!- grido ai due felini che richiudono gli occhi, ignorandomi.
Mi ripulisco alla meglio usando qualche foglia di ippocastano.
Rinchiudo la belva ammansita nei pantaloni, mi passo la mano sulla fronte e ridacchio.
Quindi mi sollevo scattante sulle gambe e mi arrampico di nuovo, seguendo al contrario il percorso tra gli alberi.
Devo affinare le mie capacità di arrampicata.
Dove sono passato ho rotto rami e lacerato foglie.

Gli chiederò di insegnarmi a muovermi senza lasciare tracce.

giovedì 23 maggio 2013

Capitolo 2 Confusione




Sono immortale.
Come Dio.
Potente, come Dio.
Forte, come Dio.
Non posso mangiare?
Non importa. Non ho fame in questo momento.
Ho solo sete. Qualcosa da bere che non mi faccia schifo la troverò.
Posso saltare e correre per ore.
Non mi stanco.
E' inebriante.
E questo profumo che sento sempre più vicino, cos'è? 
Non l'ho mai sentito prima.
Di falcata in falcata vedo sempre meno alberi e sempre più case. 
Il profumo diventa irresistibile. La sete pure.

C'è un torrente, lo sento già da un po'. Acqua che scroscia, sciaborda, sbatte.
E una voce che canta.
Dolce, femminile.
Che suono! E che profumo!
Potrò bere l'acqua del fiume?
E sentire meglio questo canto e questo profumo?
Mi avvicino.
Sempre più, ma restando nascosto tra gli alberi…
Chissà che aspetto ho ora.
Magari spavento la voce che canta... Deve essere una musa. O una ninfa che abita il fiume.

Mi avvicino cauto, rimanendo nascosto dietro il canneto che costeggia il fiume.
Mi sporgo sullo specchio d'acqua per scrutarmi. In questo punto c'è una larga pozza limpida dove vedo anche passare alcuni pesci.
E resto ipnotizzato.

Cazzo.
Sono bellissimo.
I capelli sono più lunghi, morbidi, hanno delle sfumature al sole che non avevano. Ramate, dorate.
Mi piaccio. Moltissimo.
Mi chino ancora, per guardarmi meglio. Anche gli occhi saranno più luminosi?
Sono un fottuto pavone che potrebbe fare una bella ruota per attirare le femmine. 
E invece no.
No?
No un fottuto cazzo in culo. Io la voglio una donna.
Tipo questa bella ninfa che canta.
Zeus seduceva le ninfe, no? Beh, ci provo anche io.
Allungo la mano per toccare l'acqua, rimanendo estasiato per un attimo a guardare la mia pelle. Brilla come fosse tempestata di piccoli luminosissimi diamanti.
Figa questa cosa. 
Sono mica re Mida che trasforma tutto in oro?
Infilo la mano nell'acqua e non sento niente. Non il freddo, non il bagnato.
Tocco un sasso. Resta tale.
Che delusione.
Spavento solo tutti i pesci, che fuggono terrorizzati.
Fin qui niente di insolito. Li spaventavo pure prima.
Mio padre non mi voleva mai a pescare con lui. 
Diceva che facevo scappare il pranzo.
Il fatto è che non riuscivo a stare fermo. 
Mi veniva prurito ovunque. E voglia di ridere.
E di starnutire. O di tossire. O di cantare.
Era un tale noia!
Adesso invece mi accorgo che potrei stare immobile per ore.
Provo.

Sfilo scarpe e calze e infilo i piedi luminescenti nell'acqua.
Annuso le calze, ma non sento nessun odore. 
Strano. Prima sarei potuto svenire.
Ai mostri non puzzano i piedi. Se ne imparano sempre di nuove.

Dopo poco i pesci cominciano a nuotarmi intorno, mi sfiorano i piedi con le loro pinnette leggere.
Potrei catturarli con le mani?
Ci provo.
E mentre penso di provare a catturarne uno, noto un movimento fulmineo nell'acqua e due pesci finiscono stritolati con le budella di fuori che mi scivolano dalle dita.
Che schifo.
Sono troppo veloce e forse stringo troppo.
Dovrò affinare i miei nuovi talenti.
E tendo anche a distrarmi troppo. 
-Adolescenti…- diceva mio padre, con aria compassionevole.
Dov'è finita la ninfa che cantava?

Alzo appena gli occhi e noto un cervo. Si sta abbeverando.
Beato lui.
L'odore dell'acqua non mi attrae proprio.
Istintivamente, mi muovo come prima, mentre sto ancora pensando di provare a prendere questo cervo.
E cazzo, lo catturo.
Ho una velocità impressionante.
Potrei partecipare a qualche gara della scuola. Vincerei tutti quegli stronzi che mi prendevano per il culo.
Mi chiamavate "Tarta". Il mio culo. Chiamatemici ora.

E mentre sto ancora pensando, faccio una cosa assurda, che non mi spiego.
Affondo i denti nel collo della povera bestia e succhio il suo sangue.
Succhio e sento il calore invadermi la gola e le viscere.
Dovrebbe farmi schifo, sto bevendo il sangue di un animale. Vivo. Caldo.
E non mi fa schifo per niente.
Anzi, ha quasi un buon gusto.
Come di vino, anche se annacquato.
Come di birra, magari un po' sgasata.

Continuo a succhiare. Avidamente. Non riesco a smettere.
Poi sento il rumore della cannuccia quando pesca aria nel bicchiere.
Non ce n'è più.
Ho bevuto tutto il sangue di un cervo?
Lascio andare di colpo la carcassa del povero animale, morto, svuotato.
E mi prendo la testa tra le mani.

Non è possibile.
Sono un mostro sul serio.
Aveva ragione… Come si chiamava l'uomo che mi ha salvato? Il dottor… 
Devo trovarti.
Devo tornare indietro.
Devi dirmi cosa devo fare.
Non mi piace questo mio pensare ed aver già fatto.
Non sono io.
Qualcuno decide al posto mio.
Devo chiederti chi è.
Il mostro?
E io chi sono?
Sono io e il mostro contemporaneamente?

Non voglio essere un mostro.
Voglio essere un ragazzo. Come prima.
Voglio che mi puzzino i piedi.
Voglio che mi chiamino Tarta.
Voglio sentire freddo e caldo.
E voglio mangiare una bistecca.
E voglio una donna.

Riprendo a correre, tornando indietro. Con le mani chiudo le orecchie.
Non voglio sentire il canto della ninfa, se mai dovesse ricominciare a cantare.
E se svuotassi anche lei?
Dio, no. Dio, ti prego.
Voglio morire.

Ma le narici sentono l'odore.
Quel buonissimo odore. E mi distraggono. Di nuovo.
Giro su me stesso.
Poi sento l'eco dei miei passi.

-Cosa vuoi?

E' inutile che mi chiedi di fermarmi.
Levati dai piedi piuttosto!
Non ti ho chiesto di salvarmi.
Non ti ho chiesto di seguirmi.
Non ti ho chiesto aiuto, né consiglio.

Non berrò via la vita dalla ninfa. E' immortale come me.
Che ne sai che è umana?
Che ne sai che la stritolerò come quei pesci?

Un passo ancora.
Ancora uno.
Poi la vedo.

Non è una ninfa.
E' una donna.
Sta lavando i panni lungo il fiume, mentre canta.
Ma si blocca immediatamente appena mi vede.
Sembra spaventata. Anzi, terrorizzata.

Non è una ninfa.
Non è bella.
Non è giovane.
E scappa via come avesse visto un demone a tre teste.

-Ma perché se io sono bellissimo?

Mi dici di guardarmi.
E infatti sono…
Cazzo! Tutto lordo del sangue del cervo.
Spaventerei pure Mefistofele.
E l'odore buonissimo che sentivo si allontana, fugge via insieme alla voce ora urlante e a quella donna.

-L'odore che sento è… odore di sangue umano?

Quindi dovrò stare alla larga da ogni uomo, donna, amico, familiare, per tutto il resto della mia… Per timore, anzi certezza di bermeli tutti?
Non resisto. Nemmeno un minuto di più.
Sferro un pugno devastante contro il volto di questo maledetto non-uomo che mi ha salvato.

-Vaffanculo!- grido.

Lo guardo volare in aria, oltre gli alberi, e atterrare oltre venti metri da dove sono io.
Mi dispiace.
Non di averlo colpito.
Mi dispiace che il suo volto non sanguini.
Che la mia mano non sanguini.
Di non provare dolore.
Rimorso.
Nulla.
Solo un vuoto infinito. Che mi atterrisce.
Mi accascio a terra, arrotolato su me stesso.
E piango senza lacrime l'orrore di me stesso.

sabato 18 maggio 2013

Capitolo 1 L'iniziazione




-Tre giorni?-, ripeto allibito.

Tre orribili, lunghissimi, terrificanti, giorni del cazzo.
In cui ho pregato, nel mio cuore, nella mia testa, nel mio corpo, avvolto in me stesso, di morire. Morire subito.
Chissenefrega che sono ancora giovane.
Non potevo sopportare quell'agonia.
Non potevo.
Dolori lancinanti a tutte le ossa. A tutti i muscoli. A tutta la pelle.
Agli occhi. Alle labbra. Alla gola.
Alle orecchie.
E il cuore che batteva sempre più lento.
Ad ogni colpo un dolore più intenso che si espandeva, mi attanagliava, mi impediva il respiro, i movimenti voluti, la vista, l'udito.
Sentivo solo, dall'interno di me stesso, i miei denti che battevano gli uni contro gli altri, la pelle bruciare, e la mia voce uscire gridando. Non frasi compiute, pensate.
Solo grida da animale. Da bestia feroce, selvaggia.
Stordivano persino me, le mie grida.
Erano paurose, allucinate. Gli occhi si spingevano fuori dalle orbite.
Non credevo che qualcuno potesse resistere a tanto.
Sono stupefatto.
Devo aver spaventato anche questo pover'uomo.
Quest'uomo che invece ha voluto salvarmi.
Che mi ha vegliato in questi tre maledetti giorni.
E che ora mi guarda distrutto, chiedendomi di perdonarlo.
Perdonarti?
Per avermi salvato?
O per avermi inflitto questa terribile agonia che mi ha strappato l'anima, fatto a pezzi l'intelletto e privato di me stesso?

Guardo impassibile quest'uomo, che piange senza lacrime.
E non sento niente.
Niente.
Non sento pietà. Non sento pena.
Non sento dolore. Non sento rancore. Non sento rabbia.
Ma posso chiamarlo uomo, costui?

-Cosa sei tu, davvero?

Rido della sua risposta scarna, desolata, afflitta.

-Ed io ora sono come te?

Rido più forte. E nemmeno riconosco la mia voce.
Mi porto le mani alla bocca, alla gola.
E non mi sento.
Non sento la pelle calda.
Non sento l'irregolarità dei pori. Il solletico della peluria sulle braccia.
Quindi ora sono un mostro?
Un nemico della razza umana?

-Abbiamo dei poteri?

Ma tu non lo sai. 
Sei solo un disperato. Solo al mondo.
E hai preso me per avere un compagno.
Perché hai scelto proprio me? Io non volevo essere salvato. 
Non volevo diventare una cosa inumana.
Uno scherzo della natura.
Volevo vivere, capisci?
Ridere. Studiare. Diventare medico, forse. 
Giocare con i miei amici.
Conoscere una donna, sposarla.
Dio! Non ho ancora mai nemmeno avuto una donna.
Ed ora non potrò più farlo?

-Ci sono donne come noi?

Mi dici che non lo sai.
Non sai un cazzo!
Che superuomo sei?

-Quanti anni hai?

Me lo dici.

-Mi prendi per il culo?

Sorridi.
E che ti ridi?
C'è poco da ridere, se non posso andare in giro, non posso fumare, non posso scopare, non posso mangiare…

-Ma di cosa viviamo?

E davvero pensi che io creda una cazzata del genere?
Ma dove sono finito? 
E' uno scherzo di pessimo gusto, davvero.
Io voglio mangiare.
Adoro mangiare.
Mi piace tutto. Sono un mangiatore compulsivo. Divoro qualunque cosa si possa masticare e ingoiare. 
O anche bere.
Ed ho una sete da morire, ora che ci penso…

-Posso bere?

Sputo per minuti interminabili. Questa roba trasparente e insapore mi stava uccidendo, soffocando.
Che cosa mi hai dato? 
Voglio acqua!
E' acqua questa? Fa schifo.
Dammi della birra, allora!

Cos'è questa brodaglia color fango, con questo gusto di merda?
Birra, questa?
Non è possibile.
Prova con del vino.
Ma comincio ad avere paura.
Ed infatti sputo di nuovo.
Tutto ha un gusto orrendo.

Ho capito, sono morto e tu sei Dio.
O un qualche angelo del purgatorio.
E questa è la mia pena, il supplizio di Tantalo. 
Posso provare desiderio per qualunque cosa ma non potrò mai averla. E' così?
Sai dov'è mio padre?
Lui sarà qui, da qualche parte...

No?
Come non sei Dio?
Nemmeno un angelo?
Non stai scherzando?
Già, è vero. Gli angeli non scherzano. Ma io come posso sapere se gli angeli scherzano?
Ti prego, fammi svegliare.
Non mi diverte questo incubo orribile.
Ti prego.
Ti prego.

Perché ora piangi di nuovo?
Non puoi svegliarmi, mi dici.
Allora fammi dormire, che io possa sognare.
No?
Non potrò nemmeno più dormire?
Ma che vita di merda è mai questa?
Nessun piacere di alcun tipo!
Fai prima a dirmi cosa della mia vita di prima posso ancora fare.

Niente?
Niente?
Niente?
E me lo dici così?
Ma io ti strozzo!
Perché cazzo mi hai salvato, me lo spieghi?
Ora tu mi riporti in quel cazzo di ospedale e mi lasci morire tranquillo.
Perché questa che tu chiami "non-vita da vivo", non mi interessa minimamente.

Non si può?
Come non si può?
Sono certo che ti sbagli.
Io voglio morire.
Voglio.
Non posso volere alcunché?
Ma tu sei scemo, allora!
Mi hai detto che ho la forza di venti uomini! E quindi posso volere ciò che vorrebbero venti uomini, no?
Mi vengono in mente venti paia di tette, venti boccali di birra, venti bistecche alte un dito…
No?
Ma perché cazzo no?
Se chiudo gli occhi sento perfino il profumo!
Come di cosa? Non lo so, ora che ci penso.
Sento un profumo che non avevo mai sentito prima.

Non me ne frega un cazzo che non dovrei sentire niente se non sete di sangue!
Sento sete è vero. E che è di sangue lo dici tu, io non lo so di che cosa ho sete. 
Ho una sete da morire e non so di che!
E' terribile!
Ma sento anche un profumo delizioso che mi travolge e mi…
Devo andare a scoprire cos'è questo profumo delizioso.
Ciao, ciao.

Non posso andarmene?
Ma figurati, certo che posso. Infatti me ne vado.
No?
E allora fermami.
L'hai detto che per un po' sarò invincibile e potentissimo, anche più forte di te.
Potrei spedirti con un calcio in cima a quell'albero? Nella valle a fianco?
In un altro paese, di calcio in calcio?
Figo.
Quasi quasi ci provo.
Vedi che mi lasci andare?
Addio.

Che buon profumo………………!